martedì 26 marzo 2013

L'università e le web series



È partita da poco e ha già una valanga di fan. Si tratta della web serie Dr. Rob girata all’interno dell’Università Campus Bio-medico di Roma. Un connubio curioso quello tra la comicità… digitale e la seriosità dei un ente apprezzato in tutto il mondo.
Abbiamo chiesto a Luigi Granato, sceneggiatore della serie web, di risponde ad alcune domande per aiutarci a capire come la scelta del web, e questa scelta, si inserisca nell’attività di promozione dell’università romana.

PP: La prima domanda viene da sè: cosa ha a che fare una web series dal taglio ironico con una struttura come il Campus Bio-Medico rinomata per la sua eccellenza nel settore medico-scientifico?
LG: apparentemente poco o nulla, ma era proprio questa la sfida iniziale: veicolare i temi e i valori fondamentali del Campus Bio-Medico in maniera fresca, leggera e vicina alle nuove generazioni. Per fare ciò abbiamo pensato di utilizzare il branded content come strategia di comunicazione ed il web come piattaforma privilegiata. ll branded content ci permetteva infatti di creare dei contenuti narrativi autonomi disancorandoci dal linguaggio austero associato al campo scientifico e allo stesso tempo conservando i valori etici connessi al Campus ed il tema medico, espropriato però della componente ansiogena legata alla malattia. La produzione di una sit-com medical ci è sembrata la risposta naturale a tali esigenze.
PP: E quali sono i vantaggi per il Campus? Intendo dire, in questo modo non si corre il rischio che il contenuto, cioè la sitcom, prevalga sul brand da comunicare, in questo caso il Campus?
LG: I vantaggi sono molteplici. In un certo senso è vero che il contenuto prevale, ma non a scapito del brand, anzi a supporto. Il branded content è la nuova frontiera del marketing e permette di sottrarre dal panorama sovraffollato dell’offerta il brand da comunicare. Le persone infatti riconoscono ormai le forme classiche di advertising e tendono ad abbassare quasi inconsciamente la soglia d’attenzione rispetto al messaggio del brand: è come se avessero sviluppato gli anticorpi rispetto a tutto ciò che è “pubblicità”. Diversamente il branded content elimina completamente la componente persuasiva del messaggio promozionale per concentrarsi sulla componente narrativa facendo così leva sul bisogno innato dell’uomo di sentirsi raccontare delle storie. Non storie qualunque ovviamente, ma storie che, come dicevo prima, riprendano i temi e valori del brand da comunicare. Il brand quindi diventa il (co)produttore di un contenuto narrativo del tutto autonomo e creto ad hoc, che non viene più percepito come promozionale, ma affabulatorio e d’intrattenimento, arrivando quindi con maggiore efficacia a destinazione. In questo senso si può parlare di una sinergia costruttiva tra il brand e la storia narrata, in questo caso tra il Campus e la web series prodotta.
PP: E rispetto alla scelta di privilegiare il web?
LG: La scelta del web come piattaforma di distribuzione ci dava la possibilità di centrare l’altro obiettivo: parlare alle nuove generazioni. Il Campus Bio-Medico infatti è un policlinico universitario frequentato da una moltitudine di giovani studenti cresciuti a pane e serie americane. Vedere la propria università al centro di una serie, oltre ad aumentare il loro senso di identità e appartenenza al Campus, li avrebbe resi i primi fruitori e promotori di un prodotto del genere. Youtube è ormai considerato dalle nuove generazioni alla stregua di una qualsiasi altro canale attraverso il quale fruire di contenuti audiovisivi, meglio se dalla breve durata. E quando un filmato su Youtube riscontra i favori del pubblico, qual è la prima cosa che si fa? Si condivide attraverso i social network (Facebook, Twitter ecc) rendendolo visibile a tutta una serie di persone che fino a qualche minuto prima ne ignorava l’esistenza. In questo senso i social network permettono di fare da cassa di risonanza dei contenuti audiovisivi apprezzati dagli utenti, un po’ come succede con il passaparola.
PP: Entriamo ora nello specifico della web series: chi è il Dr. Rob e che cosa rappresenta?
LG: Il Dr. Rob è un automa, un robot dalle fattezze umane, tanto da sembrare a tutti gli effetti una persona in carne e ossa. In realtà si tratta del più alto progetto di ingegneria messo a punto da diversi poli universitari tra cui il Campus Bio-medico. Il Dr. Rob rappresenta il sogno di realizzare un medico perfetto, un medico che, una volta che il paziente ha esposto i sintomi, riesce immediatamente a fare la giusta diagnosi e a somministrare la giusta cura. Senza errori! Ora bisogna solo testare il Dr. Rob nella fase beta, ossia vedere come il Dr. Rob si relaziona con i pazienti attraverso dieci visite ambulatoriali. Ed è proprio qui che la web series ha inizio. Ma come vedremo le cose non andranno proprio come dovrebbero. Al Dr. Rob vengono infatti affiancati due specializzandi del Campus: Sara per la parte medica, Marco per la parte ingegneristica. Ma tra i due non scorre buon sangue e così il giorno prima dell’inizio della fase beta, mentre sono impegnati in uno dei loro battibecchi, Sara e Marco danneggiano accidentalmente il Dr. Rob provocando nell’automa dei malfunzionamenti che appariranno come dei comportamenti strani agli occhi dei pazienti, i quali ignorano la vera natura del Dr. Rob. Toccherà proprio a Marco e Sara giustificare di volta in volta le stranezze del Dr. Rob e aggiustarlo prima che si concluda la fase beta.
PP: Prima parlavi di valori da comunicare: qual è il messaggio che vuole trasmettere una web series come il Dr. Rob?
LG: Come in ogni opera narrativa è nel finale che si cela il messaggio. Senza svelare dunque quello che accadrà nell’ultima puntata, posso dire che il mito di un medico robot che rappresenti la perfezione verrà messo a dura prova e si scoprirà invece che l’unica “macchina perfetta”, pur con tutti i suoi limiti, è l’uomo! La persona umana ha qualcosa che il robot non potrà mai avere… ma per scoprire cosa vi invito a vedere l’ultima puntata.

PP: Quali sono state le difficoltà che avete incontrato nella realizzazione della web serie?
LG: Le difficoltà maggiori sono state quelle legate al tempo a disposizione. Abbiamo avuto infatti solo dieci giorni per girare tutte le dodici puntate della serie. Considerato che per la prima e l’ultima puntata avevamo anche bisogno di location particolari, abbiamo girato le dieci puntate dell’ambulatorio in poco più di una settimana, solitamente una al mattino e una al pomeriggio, costringendo tutta la troupe a ritmi serrati e giornate di lavoro massacranti (è capitato di alzarci alle 6 del mattino e di andare a letto alle 2 di notte). La nostra fortuna è stata quella di essere, oltre ad una troupe di professionisti, un gruppo di amici che fanno questo lavoro con passione e senza risparmiarsi. Un’altra difficoltà è stata quella di far convivere un vero e proprio set cinematografico in un luogo che è deputato a tutt’altro e a cose molto più importanti, trattandosi di un policlinico. In questo senso i vari intoppi che si sono presentati a riguardo sono stati superati ogni volta grazie alla disponibilità del Campus.

PP: Ci puoi raccontare qualche aneddoto sul set?
LG: Come dicevo sono stati dieci giorni intensi e aneddoti ce ne sarebbero tanti da raccontare.  Un aneddoto simpatico è legato al giorno in cui dovevamo girare con le guest stars della serie: Osvaldo e Destro, i due centravanti della Roma. Quel pomeriggio eravamo in comprensibile fibrillazione, oltre che per l’emozione di dirigere sul set dei calciatori della serie A, anche perché i due ci avevano dato circa due ore di disponibilità e noi in quel tempo dovevamo girare un’intera puntata per la quale solitamente impiegavamo dalle quattro alle sei ore. Ricordo che prima che arrivassero i due giocatori della Roma, con Federico pianificammo e cronometrammo tutte le varie scene da girare compresi il tempo per il trucco, i vari ciak che avremmo dovuto fare, i tempi morti e le pause. Quando Osvaldo e Destro arrivarono (in ritardo) eravamo tesissimi, innanzitutto perché non sapevamo come comportarci con loro e poi perché non eravamo per niente sicuri che saremmo riusciti a girare tutta la puntata. Ed invece sul set i due giocatori si sono rivelati simpaticissimi, si prendevano in giro fra di loro e sono riusciti a stemperare la tensione che avevamo accumulato. Alla fine, complice anche la bravura dei due attori improvvisati, abbiamo girato tutto in un’ora e mezza, pausa inclusa. Un miracolo che non siamo più riusciti a ripetere.

PP: Che tipo di risposta avete avuto? Dal Campus e dal pubblico intendo.

LG: Per quel che riguarda il Campus la risposta di studenti e dipendenti è stata al di sopra delle nostre aspettative: ancora oggi, a distanza di oltre un mese dalla messa online della prima puntata, il Dr. Rob è l'argomento più discusso nei corridoi e in sala mensa. Per quel che riguarda la risposta del pubblico siamo abbastanza soddisfatti: ad oggi le visualizzazioni della prima puntata hanno superato quota 8.700. Oltre al dato quantitativo l’elemento che ci dimostra l’apprezzamento degli utenti è dato dai numerosi “like” su Youtube e Facebook e dal diffondersi della web series fra i social network. Inoltre considerato che, così come per il budget di produzione, non abbiamo potuto fare affidamento su grandi mezzi economici per la promozione, il continuo aumento delle visualizzazioni di tutte le puntate anche dopo settimane dalla messa on-line, dimostra che la serie è piaciuta e il passaparola sta funzionando.

PP: Avete altri progetti del genere per il futuro?

LG: Il Dr. Rob è stato per noi sicuramente un lavoro molto stimolante e gratificante, ma anche un’opportunità per affinare il metodo di lavoro e l’affiatamento di gruppo, tanto da convincerci a formare un gruppo di lavoro stabile fondando una nostra società: Save the Cut. Quello che ci contraddistingue è la comunicazione non convenzionale, in particolare il mettere al centro della nostra strategia comunicativa la narrazione di buone storie per valorizzare un brand. Siamo ancora in una fase work in progress, ma la macchina è partita e c’è grande entusiasmo, Inoltre, alla luce dei buoni risultati del Dr. Rob, altre aziende ci hanno già contattato per rilanciare la propria immagine attraverso prodotti di questo genere.


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